Dipinto quattocentesco
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Il lato nord della piazza, era, durante la signoria, occupato dal palazzo del Bargello e dal palazzo dei priori più ad ovest, detto anche di Tropea, dai trofei che vi si innalzavano durante le feste di S. Venanzio per correre la giostra del palio e dell'inquitana; originari restano il loggiato a colonnine e capitelli in calcare, del secolo XIII-XIV chiusi nel piano terreno della canonica, che la cattedrale, arretrata, lasciava scoperti sulla piazza allora più lunga; nel sotterraneo poi (coperte dall'intonaco nel corridoio della canonica), è possibile ammirare eleganti porte ad arco romanico; nella parete sulle mura compaiono porte e finestre contornate in pietra arenaria: è una delle strutture più antiche di Camerino.
Nel 1571 il vescovo Berardo Bongiovanni permutò il suo palazzo, l'attuale municipio, già restaurato, con i due, fatiscenti ma vicini alla cattedrale. Due anni dopo ottenne l'area della piazzetta della Paglia ad ovest fino all'arengolo (il corso). I suoi successori continuarono il lavoro, fino al 1588. Forse dai tempi del card. Del Bufalo (1601-1606), il cui stemma è sugli stipiti del grande portale, fu messo nel cortile il bel pozzo del De Buoi (1580-1596); nel recente restauro è stato riaperto un arco e tre finestre. Il cortile con le tre arcate di fondo aperte sulla valle aggiunge alla sua armoniosa bellezza il rapporto ravvicinato con il cortile del palazzo ducale.
Si conoscono i maestri lapidici che lavorarono l'arenaria non l'architetto, che, probabilmente, preparò il disegno senza assisterne la esecuzione. Il prospetto, con sviluppo orizzontale, su due lati della piazza, risulta da chiaro disegno a tre fasce sovrapposte, privo di ornamenti leziosi, ritmo classico tra vuoti e pieni. Il portico è alleggerito dalle lesene e dalla trabeazione che inscrivono gli archi e i grossi pilastri in altrettanti rettangoli; i frontoni delle finestre si alternano triangolari e curvi; le finestrine superiori hanno compiti funzionali e pittorici.
Nel cortile, l'alto piano terra, in mattone, iscrive grandi archi, aperti o chiusi con doppia, finestre a mezzo, entro rettangoli di lesene e architravi tutti di mattone. Dopo un cornicione in pietra, completamente logoro, squallida immagine del deterioramento edilizio camerinese, si alzano due piani intonacati, mal colorati in rosa: il piano nobile con quattro alte finestre ogni fiancata e l'ultima con finestrino quadrate non sempre aperte. Nel fondo i finestroni si aprono sul vuoto panorama verso il San Vicino e il Catria e il monte Cemmo, verso Castelraimondo, Matelica e Fabriano. Pare che la piazza si dilati nel verde.
Una grande scala lega gli interni; al piano nobile la fuga di sale di rappresentanza diparte da una grandiosa aula magna. L'ala che dal corso va al salone e da qui alle mura di ponente ospita il museo diocesano.

 
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