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Il palazzo della signoria, nella
sua sostanza, è stato costruito
in tre tempi lungo l'arco dei
tre secoli di dominio varanesco
su Camerino: le case vecchie del
terziero di Sossanta e metà
piazza, certamente precedenti al
sacco del 1259, presero il nome
da Gentile I che subito dopo le
restaurò.
Venanzio Falcifer, fratello del
grande Rodolfo, prima del 1380,
le continuò fino al tetto
rialzato (le case di Venanzio),
al di sopra del grande
quadrilatero con la corte a
mezzo, costruito da Giulio
Cesare dal 1489 al 1499.
Il palazzo di Gentile e il
palazzo di Venanzio, ben fusi in
unità, restarono sempre
l'abitazione dei signori; il
palazzo nuovo divenne sede di
uffici e di rappresentanza.
Difficile è ricostruire l'esatto
disegno perché il crescere della
famiglia e delle esigenze lo
facevano variare continuamente.
L'inventario Borgia del 1502
descrive 69 vani, 4 logge, 3
cantine nelle case vecchie; 40
vani e una scuderia per 94
cavalli nelle nuove. Cercare
autori per le prime costruzioni
è impossibile; il lavoro di
Giulio Cesare così unitario e
condotto in era rinascimentale
lo esige: è stato fatto il nome
di Baccio Pontelli, che
tuttalpiù dette il disegno senza
assisterne la esecuzione. Ha
richiami a Brunelleschi, ai
palazzi signorili di Pesaro,
Urbino, Gubbio.
L'università ha utilizzato le
case di Gentile e Venanzio e vi
ha sistemato la facoltà di
giurisprudenza con gli istituti,
la biblioteca giuridica e una
rappresentanza del rettorato. La
facciata sulla piazza e sulla
via Ciacomo Venezian,
rintonacata, lascia scoperti
parecchi motivi ornamentali.
Nelle case nuovi e il palazzo di
Giulio Cesare hanno sede gli
uffici finanziari, la biblioteca
Valentiniana e ancora
l'università. La sopraintendenza
ha condotto per anni il restauro
grandioso delle strutture
portanti, delle sale delle armi,
della corte le cui colonne
monolite erano state rivestite
di laterizio; gli stemmi dei
Varano e Malatesta (Giovanna
moglie di Giulio Cesare), i
capitelli in arenaria sono
irriconoscibili specie nel lato
di tramontana. Un recupero
pittoricc) pur incompleto sul
piano terra delle case vecchie
ha fatto pensare al matrimonio
del secolo tra Giulio Cesare Da
Varano e Giovanna Malatesta
(1451) dei quali si conservano
vari stemmi. Opera di uno o più
pittori che colgono le
acquisizioni di tutte le culture
italiane.
Forse il muro, parte in pietre
ciclopiche, diventato con Giulio
Cesare basamento dell'interno
della corte, era quello esterno
della città, tanto nel medioevo
quanto ai tempi di Roma ai quali
appartiene una iscrizione nelle
grotte.
In un recente restauro alle
finestre a croce guelfa sono
stati fissati anche i graffiti,
una volta caldi di colore, ma
ancora pieni di richiami a
disegni di un notevole pittore
toscano, forse il Pollaiolo. Il
balcone esterno offre uno dei
panorami più suggestivi sui
Sibillini. Il cancello di
ingresso, in ferro battuto è
simbolo dell'università. |